Cosa ho imparato lanciando un business con Fabrizio Corona: posizionamento, personal branding e clienti veri
Nel 2020 ero un freelance squattrinato e con un’idea che tutti mi dicevano di lasciar perdere: lavorare con Fabrizio Corona.
“Non ti porta clienti.” “Fai solo numeri vuoti.”
Risultato? Nel giro di pochi mesi sono arrivati contratti a cinque cifre.
Ma no, non è perché “Corona mi ha dato visibilità”. Quella è la favoletta che si raccontano i freelance quando non riescono a monetizzare. La verità è più scomoda: la visibilità non serve a niente se non sai trasformarla in posizionamento, personal branding e clienti veri.
In questo articolo ti spiego cosa ho imparato davvero da quella collaborazione e come puoi applicarlo al tuo business da freelance o libero professionista.
Se vuoi il racconto completo, trovi qui il video
Perché ho deciso di collaborare con Fabrizio Corona (quando tutti me lo sconsigliavano)
Quando ho iniziato a parlare di questa collaborazione, la risposta è stata praticamente unanime:
“Ma sei sicuro?”
“Non c’entra niente con quello che fai.”
“Non ti porterà clienti.”
Tradotto: stai facendo una cavolata.
Ed è esattamente così che ragiona la maggior parte dei freelance e dei liberi professionisti: guardano il loro settore, vedono cosa fanno gli altri e cercano di stare dentro a quel perimetro. Senza uscire mai.
Il risultato? Sempre gli stessi clienti, sempre le stesse dinamiche, sempre la stessa fatica per guadagnare di più.
Io all’epoca ero all’inizio, avevo pochi soldi e zero posizionamento. Però una cosa l’avevo capita: se restavo lì dentro, a fare le stesse cose degli altri, non sarebbe cambiato niente. Mi serviva visibilità, sì. Ma soprattutto mi serviva attenzione nel modo giusto.
E qui molti sbagliano completamente lettura. Non ho scelto Fabrizio Corona perché “era famoso”. L’ho scelto perché è uno che sposta attenzione.
Che poi piaccia o meno è irrilevante. Anzi, proprio il fatto che divida è il motivo per cui funziona. Questa è una cosa che nel personal branding per freelance si capisce poco: non devi essere neutro, devi essere percepito. Poi puoi piacere o non piacere, ma almeno esisti.
E no, non mi sono mai illuso che bastasse fare due stories per iniziare ad acquisire clienti. Quella è la versione semplificata che si raccontano quelli che poi dicono “l’influencer marketing non funziona”.
Io mi ero fatto un’altra domanda: “Se riesco a ottenere tutta questa attenzione, sono in grado di trasformarla in qualcosa di concreto?”
Perché è lì che si gioca la partita. Se ti limiti a cercare visibilità, resti un freelance che rincorre occasioni. Se inizi a ragionare su come usarla, inizi a costruire davvero qualcosa.
La prima lezione di personal branding che mi ha dato (ancora prima di iniziare a lavorare insieme)
La cosa interessante è che la prima lezione non è arrivata durante la collaborazione. È arrivata ancora prima di iniziare.
Vado a casa sua per proporgli il progetto. E cosa succede?
Non trovi Fabrizio Corona ad aspettarti sulla porta pronto a stringerti la mano. Ti apre un assistente. Ti fa accomodare. Aspetti.
Sembra una dinamica banale, ma non lo è per niente. Quello che sta succedendo lì dentro è puro personal branding: non stai accedendo direttamente alla persona, stai passando attraverso degli step. C’è una distanza. C’è un filtro. C’è una struttura. E quella struttura comunica un’idea semplice ma potente: non tutti arrivano fino qui.
Ora prova a ribaltarla su di te. Se sei un freelance o un libero professionista e sei sempre disponibile su WhatsApp, rispondi a qualsiasi ora, ti fai scrivere ovunque… che messaggio stai dando?
Che sei accessibile? Sì. Ma anche che sei sostituibile.
Le persone ti trattano esattamente come tu gli insegni a trattarti.
Quella “frizione” che ho visto lì – l’attesa, il passaggio dall’assistente, il fatto che non fosse tutto immediato – non era casuale. Serve a filtrare, a qualificare, a creare percezione di valore.
E no, non significa fare i fenomeni o diventare snob. Significa smettere di essere sempre a disposizione di tutti, senza criterio.
Già solo spostare la comunicazione:
- da WhatsApp all’email
- da messaggi sparsi a un processo chiaro
- da “scrivimi quando vuoi” a “questo è il modo per lavorare insieme”
cambia completamente il tuo posizionamento.
E questa è una delle prime cose che nel marketing viene ignorata. Tutti pensano a “come trovare clienti”, pochi pensano a come farsi percepire dai clienti giusti. E spesso la differenza non sta in quello che dici, ma in come strutturi l’accesso a te stesso come professionista.
Presentare un progetto a un personaggio famoso: ecco come funziona
Qui molti si fanno dei film completamente sbagliati. L’idea comune è: trovi il personaggio famoso, lo paghi, lui fa due stories… e magicamente arrivano clienti. No.
Se ragioni così, stai comprando visibilità a caso. E nella maggior parte dei casi, stai solo buttando soldi.
Quando ti siedi davanti a qualcuno che ha già attenzione, network e opportunità, non sei l’unico che vuole “collaborare”. Devi avere qualcosa di molto più solido di un’idea vaga. Devi portare struttura.
Perché non basta “pagare un influencer”
Pagare è la parte facile. Convincere è un’altra cosa. Un personaggio come Fabrizio Corona non è lì ad aspettare il tuo bonifico per fare due contenuti. Ha una visione, ha un posizionamento, ha un’immagine da gestire.
Se tu arrivi con: “Facciamo qualcosa insieme, vediamo cosa esce” sei fuori in due minuti.
Il punto non è quanto paghi, ma quanto ha senso per lui e per te quella collaborazione.
E qui si vede subito la differenza tra chi improvvisa e chi ragiona da imprenditore.
L’importanza della struttura
Quando mi sono presentato, non sono andato lì a “provare”. Avevo già tutto chiaro.
- Slide. Una presentazione fatta bene, ordinata, logica. Non per fare scena, ma per rendere tutto comprensibile subito.
- Visione. Non stavo vendendo una collaborazione. Stavo proponendo un progetto con un inizio, uno sviluppo e un obiettivo preciso.
- Chiarezza dell’offerta. Chi siamo, cosa facciamo, per chi lo facciamo e perché ha senso. Senza giri di parole.
Perché c’è un problema enorme nel mondo dei freelance: pensano di essere chiari… ma non lo sono per niente. E se non sei chiaro tu, figurati cosa comunica chi ti deve “rivendere” ad altri.
Il concetto chiave: se non sai spiegare cosa fai, stai buttando soldi
Qui sta uno degli errori più grossi. Metti che la collaborazione parte. Metti che il personaggio parla di te. E metti anche che qualcuno del suo network si interessa. E poi?
Se quella persona non ha capito esattamente cosa fai, a chi servi e perché dovrebbe sceglierti… hai perso tutto. È come avere visibilità senza dire niente. E succede continuamente.
Per questo tutta la parte di branding, posizionamento e comunicazione è fondamentale prima ancora di pensare alle strategie di marketing per freelance. Perché puoi anche ottenere attenzione, ma se non sei in grado di sostenerla, non la trasformi mai in clienti.
La verità sull’influencer marketing: visibilità non significa clienti
Qui arriva la parte che molti non vogliono sentirsi dire. Quando parte una collaborazione del genere, di solito succede esattamente quello che ti aspetti: aumentano i follower, aumentano le visualizzazioni, più persone iniziano a vedere quello che fai.
E lì tanti professionisti si fermano e pensano: “Ok, sta funzionando.”
In realtà no. Quella è solo la prima metà del lavoro.
Cosa succede realmente dopo le stories
Quando Corona ci ha taggato nelle stories, abbiamo avuto un picco bello evidente: più gente che arriva sul profilo, più occhi addosso, più curiosità. Fin qui tutto normale.
Il problema è che quella roba dura pochissimo. Parliamo di giorni, a volte ore. Se non hai già deciso cosa far fare a quelle persone quando arrivano… spariscono. E torni esattamente al punto di prima, solo con qualche follower in più e zero clienti.
Il picco di follower… e il rischio di non monetizzarlo
Il picco di attenzione è una finestra. Si apre, entra gente, e poi si richiude.
Dentro quella finestra hai due opzioni:
- o la sfrutti
- o la guardi passare
La maggior parte dei freelance la guarda passare. Si godono i numeri, magari fanno qualche storia in più, rispondono a due messaggi… e fine. Il risultato è sempre lo stesso: tanta visibilità, poco o niente fatturato.
Perché manca completamente un passaggio: trasformare quell’attenzione in qualcosa di concreto.
Il grande errore dei freelance: fermarsi all’attenzione
Questo è il punto. Tutti vogliono visibilità. Pochi sanno cosa farci dopo. E quindi si fermano lì:
- più follower
- più like
- più views
Ma nessuna struttura dietro.
Il problema non è l’influencer marketing. Il problema è come lo usi. Se lo vedi come un modo per “farti conoscere”, resterai sempre un freelance che rincorre clienti. Se lo usi come una leva dentro una strategia più ampia, allora cambia tutto. Perché la visibilità da sola non paga le fatture.
Serve qualcosa in più. Ed è proprio quella la parte che quasi nessuno costruisce.
Come abbiamo trasformato l’attenzione in contatti (e poi in clienti)
Qui si fa la differenza. Perché tutta l’attenzione che arriva dalle stories, dai tag, dai contenuti… è inutile se non hai già deciso cosa farci.
Noi non ci siamo limitati a dire “vediamo cosa succede”. Avevamo già preparato tutto prima. Ed è esattamente questo il punto che nel marketing per freelance viene ignorato: la parte noiosa (struttura, processo, funnel) è quella che poi ti fa guadagnare davvero.
Il lead magnet: perché era fondamentale
La prima cosa che abbiamo fatto è stata creare un lead magnet semplicissimo. Niente di complicato, niente di rivoluzionario: una presentazione con dentro chi eravamo, cosa facevamo e alcuni casi studio.
Perché?
Perché chi arriva sul tuo profilo non vuole “seguirti e basta”. Vuole capire se ha senso approfondire. E se non gli dai un modo semplice per farlo, se ne va.
Il lead magnet serve esattamente a questo: trasformare un curioso in un contatto.
La landing e la raccolta email
A quel punto avevamo una landing molto chiara: lasci l’email → ricevi il materiale. Stop. Niente giri strani, niente funnel complicati.
Però c’era una cosa fondamentale: stavamo portando le persone fuori dai social. Perché i follower non sono tuoi. L’email sì. E questa è una cosa che tanti freelance scoprono troppo tardi, quando si accorgono che hanno numeri ma non hanno contatti reali.
L’outreach in DM
Qui arriva la parte che quasi nessuno fa bene. Tutti parlano di acquisire clienti, ma poi quando devono scrivere a qualcuno vanno in tilt o diventano cringe. Noi abbiamo fatto una cosa molto semplice.
Abbiamo inziato a inviare a tutti un messaggio corto, senza frasi strane o copy da venditore disperato. “Grazie per averci seguito, se vuoi capire meglio cosa facciamo trovi tutto qui.” Fine.
Non era casuale. Era parte di un processo: arriva → interagisce → riceve messaggio → clicca → entra nel funnel. E già questo ti mette anni luce avanti rispetto alla media.
Il famoso “1% fatto bene”
Se ci pensi, non abbiamo fatto niente di incredibile:
- un lead magnet
- una landing
- un messaggio in DM
Il punto è che quel “poco” era fatto bene, al momento giusto. Ed è esattamente lì che si gioca la partita.
Perché la maggior parte dei freelance si concentra sul 99% inutile:
- il logo
- il feed Instagram
- i dettagli estetici
E poi ignora quell’1% che fa davvero la differenza: il sistema che trasforma l’attenzione in contatti… e i contatti in clienti.
Il vero lavoro inizia quando finisce la collaborazione
Questa è la parte che nessuno considera. Tutti vogliono “la collaborazione”, il tag, la visibilità. Poi succede… e finisce lì. Come se quello fosse il traguardo.
In realtà è il contrario: quello è solo l’inizio.
Perché la collaborazione è solo un acceleratore
Quella con Fabrizio Corona è durata mezza giornata. Mezza.
Se ti fermi a quello, hai comprato qualche ora di attenzione e basta. Se invece hai una strategia dietro, quella mezza giornata diventa un acceleratore. Ti porta più persone, più velocemente, dentro al tuo mondo.
Ma poi devi sapere cosa farci. Perché l’attenzione non si trasforma da sola in clienti. Va gestita.
Tutto quello che succede dopo
Ed è qui che si gioca tutto.
- Follow-up. Le persone che entrano non comprano subito. Serve un minimo di relazione, di contesto, di continuità. Se arrivano, guardano e non trovano nulla… spariscono.
- Contenuti. Dopo la collaborazione abbiamo spinto sul personal branding: contenuti, video, posizionamento. Perché la visibilità iniziale ti apre la porta, ma sono i contenuti che ti tengono dentro.
- Nurturing. Chi entra nel tuo mondo va accompagnato. Email, contenuti, messaggi: tutto serve a far capire meglio chi sei, cosa fai e perché dovrebbero lavorare con te. Senza questa parte, anche il miglior picco di visibilità si spegne in pochi giorni.
Ricorda: marketing ≠ visibilità, marketing = conversione
Qui bisogna essere chiari. Se per te marketing significa “farsi vedere”, stai giocando una partita diversa.
Marketing è prendere attenzione e trasformarla in qualcosa di concreto:
- contatti
- opportunità
- clienti
Tutto il resto è contorno. Puoi anche avere numeri alti, follower, visualizzazioni…
ma se non converti, non hai un business. Hai solo visibilità.
Da Fabrizio Corona al TEDx Bologna: ecco il reale significato di posizionamento
Qui arriva la parte che, sulla carta, non ha senso. Da una parte Fabrizio Corona. Dall’altra il TEDx Bologna.
Due mondi completamente diversi. Due target diversi. Due percezioni opposte. E invece il passaggio è successo davvero.
Il punto non è il “dove”, ma il “come”
Se guardi solo il contesto, sembra incoerente. Se guardi il posizionamento, diventa logico.
Dopo quella collaborazione non mi sono fermato alla visibilità. Ho iniziato a lavorare sul mio personal branding: contenuti, video, comunicazione chiara su quello che facevo. Ho preso quell’attenzione e l’ho trasformata in percezione.
Ed è lì che cambia tutto. Perché le persone non comprano “dove sei stato”. Comprano come comunichi quello che sai fare.
Come la visibilità diventa credibilità
A un certo punto iniziano ad arrivare le prime richieste, le prime consulenze. Tra queste, una in particolare: TEDx Bologna. Non perché avevo lavorato con Corona. Ma perché qualcuno ha visto valore in quello che comunicavo.
E questo è il passaggio che molti non capiscono: la visibilità ti fa notare, ma è il posizionamento che ti rende credibile. Se non costruisci quella seconda parte, resti “quello che ha fatto la collaborazione con…”. E nulla più.
Controcorrente: puoi spostarti tra contesti diversi (se sai spiegare il tuo valore)
Corona e TEDx sono agli opposti, è vero. Ma il tuo valore, se è chiaro, può funzionare in entrambi i contesti.
Il problema dei freelance è che si incastrano dentro una nicchia e non escono più:
- stessi clienti
- stesso linguaggio
- stesso modo di vendere
Poi si chiedono perché non crescono. Il posizionamento vero non è chiudersi. È saper spiegare il tuo valore in modo che sia rilevante anche fuori dal tuo “giro”. E quando ci riesci, iniziano ad arrivare opportunità che prima non vedevi nemmeno.
Il concetto fondamentale che devi portarti a casa
Se ti porti via una sola cosa da tutto questo, è che la visibilità non ti serve a niente se non hai un sistema per trasformarla in clienti.
Puoi anche lavorare con il personaggio più famoso del momento, fare numeri, avere gente che ti scrive… ma se non hai:
- un posizionamento chiaro
- un personal branding solido
- una struttura per acquisire contatti
rimani fermo.
Quello che ha fatto la differenza non è stata la collaborazione in sé. È stato tutto quello che c’era dietro e, soprattutto, tutto quello che è successo dopo. Ed è esattamente lì che la maggior parte dei freelance si perde. Perché cercano scorciatoie, quando in realtà serve costruire un sistema che regga nel tempo.
Se oggi vuoi guadagnare di più come freelance o libero professionista, il punto non è “come avere più visibilità”, ma come usare quella che hai (anche poca) per acquisire clienti nel modo giusto.
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